Lo scavatore si muove con un ritmo costante.
Il suo braccio si immerge nel lago, spostando con abili colpetti i massi enormi che vengono collocati da un punto ad un altro. Proprio bravo quell’operatore.
Folaghe, svassi e cigni si tengono alla larga, terrorizzati dal frastuono del cantiere.
I gabbiani invece si spostano un po’ quando la pala lavoro vicino a loro. Svolazzano e tornano a nuotare tranquilli.
Beati loro. Io sono sempre stato più come le folaghe. Da quando hanno invaso la spiaggia con quei massi, da quando hanno aperto quel bar lì, col suo boom boom boom insensato, io non ho avuto più il coraggio di avvicinarmi alla spiaggetta, dove giocavo da bambino. Quarant’anni fa. Sono già volati.
Micro Racconto Gabriele Pace "Il cantiere"
