E fu sera e fu mattina.
Un geco è fermo sul cotto della terrazza.
Sembra vivo.
Non si muove.
È troppo freddo.
La bestiolina cerca il sole.
Non gli arriva un raggio.
«Poverino» penso cercando il telefono tra i vestiti appallozzati.
Animali.wiki: In genere sopravvive nei paesi vicini all’equatore.
«Vuoi stare tutto il giorno a giocare con quel geco? Vieni dentro, tesoro» la voce di Miriam mi richiama dentro
Animali.wiki: necessita di una temperatura giornaliera che oscilla tra i 25 e i 31 ºC. Se la temperatura scende di notte sotto i 20 ºC non può sopravvivere.
«Sì, subito, stavo guardando una cosa sui gechi» faccio posando lo smartphone scassato sul tavolo vicino alla porta della veranda.
«Non capisco proprio cosa hai stamattina, vieni qui, aiutami a vedere quale caldaia dobbiamo
prendere» mi dice la mia compagna, battendo con la mano sul cuscino vicino a lei.
«Arrivo arrivo, sono solo rimasto colpito dal vedere questo animaletto. Dovrebbe essere morto.
Non si arrende. Anche se il cielo è completamente coperto, sta lì, aspettando il sole».
«È l’istinto di sopravvivenza» dice Miriam alzandosi dal divano. Mette il cellulare sulla tasca
posteriore dei jeans e mi abbraccia.
«Beh, sì, lo so. Ma guarda». Digito sul mio telefono: animali a sangue freddo istinto
Le mostro con fierezza il risultato di Biotechomelab.com:
Gli animali a sangue freddo rappresentano una categoria di organismi che,
differentemente dagli animali a sangue caldo, non sono in grado di regolare autonomamente la propria temperatura corporea. Questi animali, anche detti ectotermi, dipendono dall’ambiente
esterno per mantenere la loro temperatura. Molte specie di rettili, anfibi, pesci e invertebrati rientrano in questa categoria. Questa caratteristica li rende molto sensibili alle variazioni ambientali, in quanto il loro metabolismo e attività sono influenzati dalla temperatura circostante.
Gli animali a sangue freddo risultano, quindi, maggiormente attivi durante i periodi di temperatura elevata, mentre tendono ad abbassare il loro metabolismo e a rallentare l’attività quando le condizioni sono più fredde. Questo adattamento ha profonde implicazioni nel loro
comportamento, nella riproduzione e nella distribuzione geografica. Inoltre, lo studio degli animali a sangue freddo riveste un ruolo cruciale nella nostra comprensione dell’evoluzione e delle peculiarità di questi affascinanti organismi.
«Ecco appunto» sussurra Miriam dopo aver letto. Mi leva il telefono di mano per infilarlo nell’altra sua tasca posteriore.
Poi aggiunge: «per istinto si mette dove ha maggiori probabilità di prendere il sole per poter
continuare a vivere». Mi bacia sulla guancia.
«Sì, lo so, è così.»
«Dio fece gli animali selvatici, secondo la loro specie, il bestiame, secondo la propria specie, e tutti i rettili del suolo, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona»
«Ormai l’ho imparato a memoria questo passo della Genesi… cambia disco» sbuffa Miriam spostandosi i ricci rossi dal volto.
«E le Romanze Trinitarie? “Facciamo, disse il Padre ciò che merita il tuo amore; mentre dice
tale frase tutto il mondo sorge creato, è un palazzo per la sposa con sapienza edificato”».
«Ti prego non ricominciare con questi pipponi!» protesta Miriam tornando a sedersi, incrociando le gambe nude.
«Che cos’è l’istinto?» le chiedo tornando dal geco stordito
«Un comportamento innato ereditato geneticamente» risponde col sorriso della scolaretta che ha studiato.
«Non vedi la connessione di questa creatura col creatore?» le dico spostando la tenda per
mostrare meglio l’animaletto «lui è lì, fermo, tranquillo, immobile. Spera».
«Uffi che palle! Guarda che la caldaia è rotta e inizia a essere freddo la sera». Miriam cambia tono e riprende il telefono in mano.
«Spera contro ogni speranza. Non fa ragionamenti, non fa calcoli. È solo una piccolissima tessera dell’infinito mosaico del cosmo e sa che deve mettersi proprio lì, su quella mattonella perché in tutto l’universo è l’unico punto dove può trovare quel raggio di sole. Questo è il suo modo di stare con Lui. Non si preoccupa di allungare la propria vita»
Mi siedo accanto a lei. Le sfioro le labbra con un bacio. Recupero il mio telefono.
App bibbia CEI. Inizio a leggere scandendo le parole: «Guardate gli uccelli del cielo: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro?»
«Sì vabbè, questo è un geco mica un uccello» obietta avvicinandosi per leggere dal mio schermo
«E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate?»
«Non mi pare il geco indossi i blue jeans»
«Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che
neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba
del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca
fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?».
«Con cosa ci scalderemo questo inverno?» fa Miriam ridendo.
«Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste
cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si
preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».
«Dai basta! Tu sì che sei una pena». Si sbellica Miriam. Mi abbraccia forte.
Si sequestra di nuovo il telefono e inizia a paragonare caldaie sul suo tablet.
Fino alla cena.
Si mangia.
E fu sera e fu mattina.
Sole.
Veramente una bella giornata oggi!
Vado verso il terrazzo. Che fine avrà fatto il geco? Non c’è più. Morto sicuramente. Se lo sarà
portato via qualche gatto.
Mi giro, rientro: «Presto, Miriam, vieni qui, guarda! Il geco si è arrampicato fino allo stipite della
porta!»
